| DREAMLAND
Capitolo 1 : L’inizio di tutto
Tutto ha inizio una fredda notte d’inverno, quando la neve era capace di congelare al minimo tocco e i lupi ululavano il loro canto solitario alla pallida luna. Era il periodo natalizio e le strade di Bucanville si riempivano dei rumori assordanti prodotti dalle risate dei bambini, di allegri canti natalizi e di gente che correva di qua e di la per la fretta. Era l’anno 1980 e proprio quel giorno, il 20 dicembre, era nato un bambino molto speciale che avrebbe compiuto, di li a poco, grandi cose. Il suo nome era Matthew Prince, figlio di Horgan Prince e Jackeline Souniere. I due erano onesti lavoratori, mercanti per la precisione, che viaggiavano di città in città in cerca di nuovi acquirenti. Ultimamente la gravidanza non aveva permesso loro di cambiare città perciò Horgan e Jackeline avevano speso i loro guadagni per acquistare una casa a Bucanville, modesta cittadina che si trovava nella regione di Dreamland, “la terra dei sogni” . Ovviamente ciò creò problemi alla loro attività perché in città c’era molta concorrenza e pochi clienti, ma questo non sembrava preoccuparli perché sapevano di avere responsabilità maggiori ora che aspettavano un figlio. Nonostante ciò andava preso un provvedimento e in fretta anche o non avrebbero più avuto di che nutrirsi. Per questo, dopo diverse riflessioni, Horgan decise di andare a studiare medicina a Ruttelsville in modo da poter diventare un dottore, all’epoca molto richiesti e ben pagati. Il viaggio sarebbe stato lungo, ma ne sarebbe valsa la pena e dopo cinque anni di studi sarebbe tornato a casa a testa alta per rivedere e abbracciare il suo adorato bambino. Così partì, pieno di buoni propositi e aspettative, lasciando soli una giovane donna e suo figlio di pochi giorni. Da quel fatidico mese di dicembre trascorsero quattro anni e il piccolo Matthew non vedeva l’ora di andare all’asilo: - Mamma - diceva sempre – ma quando vedrò il mio papà e perché non è con me? Dov’è andato? Quando torna? - Papà è dovuto andare molto lontano e tornerà solo quando potrà. - Ma a me non pensa? - Ogni momento della sua vita. Se adesso non è qui è solo perché ti vuole bene. Il tempo passava tranquillo e la mamma si sentiva fare sempre le stesse domande e puntualmente dava sempre le stesse risposte. Arrivò finalmente il momento tanto atteso: il primo giorno di asilo; Matthew era felicissimo e non stava più nella pelle. Quando la mamma lo lasciò da solo con le maestre, fu il solo a non provare nostalgia e a non piangere, il che suscitò molto l’attenzione su di lui. Il bambino si ambientò subito e fece amicizia con un coetaneo di nome Rufus Stretmore, a cui tenne compagnia tutto il giorno. Ma qualcosa, nonostante ciò, andò storto… Mentre Rufus disegnava, Matthew notò uno strano essere fuori dalla finestra dell’aula. Cercò così di disegnarlo per mostrarlo all’amico ma, nonostante il disegno corrispondesse quasi alla perfezione, nessuno gli volle credere. Piuttosto rimasero tutti sorpresi del fatto che un bimbo avesse realizzato un tale disegno. Vi sembrerà strano, ma fu proprio quel giorno che la vita di Matthew cambiò letteralmente… Tornando a casa il bambino parlò dell’accaduto con la mamma e lei appoggiò pienamente le supposizioni del figlio, compresa l’esistenza della creatura non umana. Gli spiegò infatti che nel mondo in cui vivevano, creature del genere era normale vederle, anche se non ne esistevano molte. Molto tempo prima, invece, erano tantissime e regnavano felici su quelle terre, ma con l’arrivo degli uomini tutto era cambiato. Si dice che essi abbiano portato con se odio e guerre, prima di allora sconosciuti alle altre creature. Matthew amava ascoltare le storie della madre, era una bravissima narratrice e poi i suoi racconti erano sempre delle leggende che venivano tramandate da secoli alle nuove generazioni. Ma torniamo per un attimo indietro nel tempo, all’incirca di cinque anni, quando Horgan partì per Ruttelsville… il viaggio si preannunciava difficile e durante il tragitto l’uomo si concesse delle tappe non previste nelle città che incontrava per vendere la propria mercanzia che gli era avanzata e guadagnare il necessario per poter proseguire il viaggio. Una sera, in cui la neve cadeva fitta e non accennava a smettere, egli decise di ripararsi momentaneamente in una locanda assai strana che si trovava al limitare di un bosco, posto molto insolito ma un vero colpo di fortuna in quelle situazioni. Decise che era meglio non parlare con nessuno, per non attaccar brighe, così si fece dare una stanza e vi si diresse a passo spedito. Era talmente buio su per le scale che Horgan non si accorse di avere compagnia; lo capì nel momento in cui una voce tuonante gli parlò: - Salve Horgan, come è piccolo il mondo… mi dica, come sta sua moglie? E il bambino? Spero bene, visto che sono stato io a donarvelo… O lo hai dimenticato? - No, non l’ho dimenticato. E sappi che se ora sono qui è solo per loro, Demian! - Molto bene. Ma io voglio quello che mi spetta! Mi hai promesso 50.000 corone per il bimbo e ora le pretendo! - Abbi pazienza; fra cinque anni sarò laureato in medicina e potrai avere i tuoi soldi… te lo chiedo per favore! - E sia, ma è l’ultima volta che ti faccio un favore! Bada però, se per allora non avrai i soldi, mi riprenderò il bambino! - Non preoccuparti, li avrai… Così il tempo passava e nel giro di una settimana Horgan raggiunse Ruttelsville e in fretta si diresse all’università di medicina, non poteva sbagliare, ne esisteva solo una in città. Ma, per quanto avesse insistito, non gli consentirono di iscriversi. - Siamo spiacenti signore, ma non possiamo iscriverla senza il pagamento immediato della tassa universitaria. - Ma io devo studiare per diventare medico il più in fretta possibile! - Mi dispiace, davvero… ma non possiamo. Horgan rimase stupito di fronte alla crudeltà della società e per la prima volta da quando era partito, si sentì veramente lontano da casa, colto da un’improvvisa nostalgia, ed ebbe voglia di mollare tutto e andarsene. Ma poi pensava a Matthew e allora gli ritornava la forza necessaria per andare avanti. Ora che anche la possibilità di entrare all’università era svanita, non gli rimaneva che una cosa da fare… avrebbe letto giorno e notte dei libri per imparare la professione e sarebbe tornato a casa per lavorare e guadagnare abbastanza per pagare Demian. Passava così ore intere davanti a enormi libri, divorando pagine su pagine e apprendendo tutto ciò che leggeva. Un giorno però, quando ormai la neve era sparita e un tiepido vento primaverile rendeva l’aria frizzante, Horgan, studiando in biblioteca come al solito, trovò tra i vari libri uno molto particolare e dall’aria sinistra. Lo aprì e subito notò strani disegni e formule magiche… “Dunque la magia esiste da qualche parte”, pensò “e l’ho trovata proprio io, qui, tra questi scaffali… forse è un segno del destino…” Non dovette pensarci molto; decise di smetterla con la medicina e di dedicarsi al nuovo libro che aveva trovato; in questo modo avrebbe continuato il suo lavoro di mercante, ma con l’aiuto della magia, che gli avrebbe reso più facile gli spostamenti da un paese all’altro e gli avrebbe ridotto le ore da trascorrere alla creazione degli oggetti da vendere . L’impresa non fu delle più semplici, anche se le parole da pronunciare erano nella sua lingua, restavano tante, troppe e il tempo era poco per impararle tutte. Ma pian piano, con determinazione e volontà, cominciò i suoi studi; ogni volta che imparava una formula la provava e quasi spesso gli riusciva perfettamente, senza notare, però, che qualcosa in lui stava cambiando… La magia gli divorava ogni giorno di più tutte le sue energie e lo costringeva a limitare l’apprendimento e a rallentare gli studi. Ma per cinque lunghi anni non si diede per vinto; imparò svariate formule, dalle più banali a quelle più proibite per attaccare e difendersi, fino a che non si sentì pronto a lasciare Ruttelsville e a pagare il suo debito.
Capitolo 2 : Un dono del fato
A distanza di miglia un bambino festeggiava il suo quinto compleanno, ignaro del fatto che qualcosa sarebbe cambiato nel giro di poche ore. Era notte fonda quando bussarono alla porta di casa Prince: nessuno aspettava visite. Jackeline andò ad aprire con la speranza che si trattasse del marito, ma sfortunatamente le si presentò davanti una figura imponente, dai capelli biondi e dal volto segnato dalle cicatrici. La sua voce tuonante le penetrò fin dentro le ossa: - Buonasera Jackeline, sono qui per Matthew, suo marito non ha rispettato il pagamento. - Cosa vuol dire? Di quale pagamento sta parlando? E lei chi è, mi scusi? - Vedo che suo marito non le ha detto la verità. Vorrà dire che lo farò io. Vede, lei non avrebbe mai potuto avere dei figli perché è sterile. Quando suo marito lo ha scoperto è venuto da me, Demian Vercant, famoso stregone della terra d’Oltremare. Una vera fortuna avermi trovato, non lo nascondo, in genere cambio città ogni settimana. Così mi ha chiesto un rimedio sicuro e io gli ho fornito il meglio che avevo: una polvere speciale che fa rimanere in cinta. Ma tutto ha un prezzo e suo marito non aveva soldi. Così mi chiese tempo, con la speranza di saldare il debito. Ma ora il tempo è scaduto. - Non credo a una parola di quello che hai detto! E non ti azzardare a toccare il mio bambino! - Ancora non capisci donna? Quello non è tuo figlio! Se non fosse stato per me non lo avresti neanche visto il tuo Matthew! E ora fammi passare, devo portarlo via! - Non te lo permetterò mai! Dovrai uccidermi se vuoi arrivare a lui! - Sai benissimo che oserei farlo se necessario! Non provocarmi! Dimmi dove si trova! All’improvviso, così come tutto era iniziato, terminò: un bagliore verde accecante si diffuse in tutta la casa e arrivò persino fin su le scale, dove due occhietti timorosi osservano impotenti la scena. - Ciao Jackeline, sono arrivato in tempo? - Ciao Horgan, ma come hai fatto? - È tutto apposto cara, non ti preoccupare, adesso parlo io con Demian e vedrai che sistemo tutto. Sono arrivato, come vedi e ho anche i tuoi sporchi soldi, eccoli, prendili pure! - No Horgan, i patti sono patti e tu non sei arrivato in tempo! - Ma se non avevamo neanche concordato il luogo dell’incontro! Non è stato facile trovarti! Con uno scatto improvviso, Matthew scivola giù dalle scale e piomba al collo del padre per abbracciarlo. - Papà sei tornato finalmente! Ora non ci lasceremo più! Nel vedere il bambino, gli occhi dello stregone vengono attraversati da un lampo fulmineo carico di malignità. L’azione è tempestiva, poche parole: “grindas resom”, “muori ora”; un incantesimo, una luce abbagliante, un tonfo e poi il nulla… - Papà? – chiamava Matthew – Papà? Dove sei? Ma non ebbe risposta. La polvere prodotta dall’incantesimo aveva creato una nebbiolina che non lasciava intravedere nulla. Il bambino si orientava a stento senza sapere bene dove fosse diretto, nella sua testa solo le urla di vittoria di quel uomo che forse lo aveva separato per sempre dai suoi genitori. A questo pensiero cominciò a crescere in lui una rabbia improvvisa, una voglia incredibile di creare sofferenza a quella persona, di punirlo. Si fermò di scatto, con la rabbia che aumentava sempre di più, ora stranamente vedeva benissimo, trovò con lo sguardo l’uomo che più odiava e senza accorgersene pronunciò due parole: “Demian grindas” , “muori Demian”, ma egli era veloce, troppo veloce e vedendo il bambino schivò il fascio di luce verde e immediatamente ne richiamò uno color viola, addormentando il piccolo. Il sole era alto nel cielo quando Matthew riaprì gli occhi e la luce era troppo forte dopo tante ore passate al buio da dargli fastidio. - Ti ci abituerai presto vedrai. - Dove sono mamma e papà? - Non lo so, per loro fortuna sono riusciti a fuggire in tempo grazie alla magia che ha imparato tuo padre. - Quindi è uno stregone! E sono ancora vivi! Bene, andrò a cercarli subito allora! - Non puoi, tu ora mi appartieni. Da adesso io sarò tuo padre e tuo maestro. Prima ho notato che hai fatto una magia, cosa molto insolita per un bimbo della tua età, ma anche un buon segno. Vorrà dire che imparerai più in fretta! - Imparare cosa? - La magia mio caro; tu diventerai lo stregone più potente di tutti i tempi e sarai ricordato per la tua forza e la tua astuzia! Quando tuo padre venne da me e io gli diedi una polvere fatta miscelando varie erbe, non notai che per sbaglio tra quelle erbe ce n’era una particolare, che serve a sviluppare in modo completo uno stregone, donandogli capacità inimmaginabili. Un vero dono del fato, non credi? Perciò tu andrai alla scuola migliore del mondo e perfezionerai le tecniche che grazie all’erba conosci già. Solo allora conquisterai il mondo… - Non voglio; non farò mai una cosa del genere! All’improvviso il carro su cui viaggiavano sussultò e Demian fu costretto a fermarsi. Nell’aria si avvertiva una strana presenza; Proprio quando lo stregone si girò verso Matthew questi scomparve sotto gli occhi stupiti dell’uomo, che non riuscì a emettere nessun rumore se non un urlo di rabbia. - Dove sono? - Sei a casa mia, qui nessuno ti cercherà. Il bambino si accorse di parlare con una figura che non gli sembrava umana ma che in qualche modo aveva già visto e per questo non lo spaventava… - Chi sei? - Perdonami se non mi sono presentato, mi chiamo Simon e sono tuo amico. Ma lo sguardo interrogativo di Matthew ancora non era scomparso. - Ti stai chiedendo perché non sono come te ma sembro un’altra creatura? Il bambino annuì silenzioso. In effetti in lui era pochi i tratti umani: aveva orecchie a punta, la pelle più scura ed era poco più alto di lui, ma per il resto appariva normale. - È perché non sono umano, sono un elfo, l’ultimo della mia specie per la precisione. Guardandolo meglio Matthew ebbe l’impressione che in lui ci fossero più tratti umani di quanto desse a vedere; in fondo gli era simpatico. - Cosa è successo prima, nella radura? - Ti ho salvato. Ho usato un incantesimo di invisibilità perché nessuno mi vedesse, poi ci ho teletrasportati qui afferrandoti per un braccio. - Sai usare la magia dunque? - Si, noi elfi la utilizziamo per aiutare chi ne ha bisogno e traiamo la nostra energia dalla natura. Infatti la nostra è magia “buona” . - Ora mi ricordo dove ti ho visto! A scuola, dalla finestra, ti ho anche disegnato! Ma che facevi, mi spiavi? - In effetti si. Me lo aveva chiesto tuo padre, sai, per salvarti da Demian se lui non fosse arrivato in tempo… Matthew sembrò rifletterci a lungo, poi, dopo vari minuti che sembrarono una vita intera, disse deciso: - Voglio imparare la magia degli elfi per trovare i miei genitori! - Se è solo per questo posso aiutarti io. Non vale la pena che rischi inutilmente; la magia non è un gioco. - Davvero puoi farlo? - Niente di più facile per me! Metti la tua mano sul mio braccio e chiudi gli occhi… “Omenos tremor!” Al bambino sembrò di staccarsi da terra e di volare nell’oscurità per un tempo interminabile, finché non ebbe la sensazione di scendere e di sentire la terra sotto i piedi. - Siamo arrivati. Apri gli occhi e dimmi se li vedi. Lo scenario che gli si presentò davanti era terrificante: morte e distruzione avevano preso il sopravvento su tutto, corpi di donne e bambini, anche più piccoli di lui, giacevano privi di vita, tutti con gli occhi chiusi come se dormissero e con un sorriso sul volto, un sorriso di dolore ma che visto così sembrava un segno che ora avevano trovato la pace eterna. Ma Matthew sapeva bene che non sarebbe stato mai così, o almeno finché qualcuno non li avesse vendicati. Cercò di non guardare più nessuno, ma era troppo difficile; ovunque posavi lo sguardo non c’era che morte e distruzione. Finché non vide ciò che più temeva… Accasciati, su una strada semi distrutta, i suoi genitori giacevano immobili, immersi in una pace profonda. Matthew sentì qualcosa scendergli dagli occhi; lacrime, calde lacrime di dolore. - Perché? Perché loro? Cosa avevano fatto? - Mi dispiace tanto piccolo. Il mondo è crudele… Dicendo ciò, l’elfo abbracciò forte il bambino stringendolo a sé. - Torniamo a casa. - No! Prima dimmi dove siamo, ti prego. - Ci troviamo a Grennar, conosciuta come l’oscura perché sede di Pozar, re perfido e dedito solo alla guerra. - Voglio seppellire i miei genitori, per rendere loro l’ultimo saluto. - Certo, mi sembra giusto. - Mamma, papà – riprese a piangere – non posso fare altro. Detto questo dalle sue mani fluì un filo di energia che coprì i corpi. - L’incantesimo della conservazione… - In questo modo non dovrete preoccuparvi di decomporvi. Vi ho regalato la vita eterna… - Un dono degno di un re. Ma ora andiamo o ci scopriranno. - Simon, ho deciso. Mi insegnerai la magia degli elfi. Voglio vendicare tutti coloro che hanno perso la vita ingiustamente. Non dirmi di no, ti prego! - D’accordo. Sarò il tuo maestro. Matthew guardò per l’ultima volta i suoi genitori e si disse che non li avrebbe rivisti mai più, ma si fece forza e diede loro un addio degno di chi in futuro sarà ricordato come un grande eroe.
|